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    Brano...

    Ecco un piccolo e breve estratto da"Perchè non sono cristiano" scritto nel 1925 da Bertrand Russell....
     
    "La concezione teologica del peccato influisce anche sul trattamento dei criminali.Ma il concetto che i criminali sono"malvagi" e "meritano" punizioni non può essere sostenuto da una mente razionale.Senza dubbio certuni commettono azioni che la società vuole impedire, ed è giusto che così faccia nel limite delle sue possibilità.Consideriamo il caso dell'assassino. Ovviamente, se dobbiamo rimanere uniti in una comunità e condividerne gioie e vantaggi, non possiamo permettere ad alcuno di uccidere ogni qualvolta l'impulso ve lo spinga.E' un problema che andrebbe risolto con spirito rigorosamente scientifico.Qual è il metodo migliore per prevenire l'assassinio?Rispondo che di due metodi ugualmente efficaci si deve preferire quello che procura meno danni all'assassino.il male inflitto all'assassino è paragonabile alla sofferenza causata da una operazione chirurgica.Può essere ugualmente necessario ma non è fonte di gioia.Il sentimento e la vendetta, detti eufemisticamente"indignazione morale" non sono che una forma di crudeltà  e la crudeltà non ha giustificazioni.La prevenzione e la punizione del crimine sono due problemi distinti; la sofferenza stabilita per il criminale ha presumibilmente l'intenzione di scoraggiarlo.Se le prigioni fossero così confortevoli e il prigioniero vi potesse ricevere gratuitamente una buona istruzione, la gente forse commetterebbe crimini per aver diritto ad entrarvi.Senza dubbio la prigione deve essere meno piacevole della libertà; ma il modo migliore per lasciar vuote le prigioni è di rendere la libertà più piacevole di quanto non sia.Non intendo affrontare l'argomento della riforma penale; desidero semplicemente sugegrire che il criminale sia trattato come in ammalato contagioso.Entrambi  rappresentano un pericolo pubblico, a entrambi deve essere limitata la libertà fintanto che essi rappresentano un pericolo.Chi è ammalato di peste è oggetto di comprensione e commiserazione, mentre il criminale è oggetto di esecrazione.Ciò è veramente irrazionale.E' per questo diverso atteggiamento che le nostre prigioni raramente riescono a correggere le tendenze criminali, mentre i nostri ospedali sono efficenti nel curare le malattie.

    CBR 600

    CBR 600 basta la parola.
    Se da più di quindici anni queste tre lettere sono presenti al top delle classifiche di vendita un motivo ci sarà.
    “Il CBR”, come viene chiamata la seicento di casa Honda, sin dalla prima versione, che risale al lontano 1987, ha rappresentato e rappresenta tutt’ora una giusta via di mezzo tra la supersport replica e la moto pensata per gli spostamenti di tutti i giorni.

    Le ultime mode vedono trionfare nelle vendite la versione RR della CBR, più votata all’uso pistaiolo rispetto alla versione F della nostra prova, che porta avanti il discorso della moto eclettica, buona per l’utilizzo di tutti i giorni.

    Rinnovata e incattivita esteticamente la versione 2001, è ancora oggi una moto dall’aspetto piacevole. Il cupolino, di dimensioni tali da poter svolgere il proprio compito in modo appropriato, è aggressivo nel design con il doppio faro che ha preso il posto del singolo precedente. Rinnovate anche le due prese d’aria dell’air box, dal look spigoloso, che meglio si integrano rispetto alle precedenti. Nota di demerito per l’aspetto poco curato degli snodi dei retrovisori, difetto comune a molte moto anche di altre case. Viva i vecchi soffietti di gomma!

    Poche novità nel posteriore, al panciuto serbatoio si accompagna la sella, dalle dimensioni considerevoli (tenendo conto degli standard attuali) con l’affusolato codino che forse è il particolare che esteticamente segna il passo nei confronti delle ultime proposte stilistiche, anche di casa Honda.

    La qualità dei materiali utilizzati è secondo gli standard Honda molto elevato, con una piccola ombra rappresentata dagli adesivi applicati direttamente sulla carenatura che a lungo andare si possono rovinare perché privi dello strato protettivo trasparente.

    Look all’ultima moda per la strumentazione, che esibisce oltre alle dimensioni compatte, una ricchezza di informazioni degne di nota. Il display visualizza oltre al tachimetro, il contachilometri, l’orologio ed il livello benzina. All’interno del contagiri analogico, è posizionato un piccolo display che indica la temperatura del liquido di raffreddamento, oltre alla spia verde del sistema antifurto H.I.S.S. (Honda Ignition Security System). Completa il quadro la serie di spie di servizio con il plus della spia gialla posizionata a fianco del contagiri, che indica quando è tempo di cambiare...traduzione: che state esagerando ed il limitatore stà per intervenire!
    Da segnalare il fatto che il cavo frizione tende a coprire in parte il display.

    Sotto il vestito la CBR ha poco da invidiare alla versione RR.
    Il quattro cilindri in linea 16 valvole, ha ricevuto in regalo l’alimentazione ad iniezione elettronica PGM-FI, che grazie ad una coppia di iniettori da 38 mm e ad una sofisticata centralina elettronica denominata ECU (più veloce del 130% rispetto alla precedente) che sovrintende sia alle componenti elettroniche dell’iniezione sia all’accensione elettronica digitale, vede migliorare le già ottime doti di erogazione e potenza.
    Quest’ultima raggiunge i 110,2 cv a 12.500 giri con una coppia dichiarata di 6,6 kgm a 10.500 giri. Considerando i 170 kg dichiarati a secco c’è di che divertirsi.

    Proprio la ricerca della leggerezza ha portato i tecnici Honda ad un lavoro di vera e propria cesellatura che ha sortito i suoi buoni risultati. Il telaio doppio trave ha perso 1,5 kg a fronte di una maggiore rigidità torsionale, stessa cosa dicasi per il forcellone. Dieta anche per cerchi con relativi mozzi e dischi, con alleggerimento addirittura del parastrappi posteriore (si parla di lavoro di cesello mica per niente).

    La posizione di guida secondo gli standard Honda è estremamente ergonomica, braccia distese e polsi poco caricati, gambe flesse quel tanto che basta, con le ginocchia ben inserite negli incavi del serbatoio. Insomma nulla a che spartire con le race replica dove ci si trova a far ginnastica anche quando si è fermi al semaforo.

    Il passeggero dal canto suo, ha poco da lamentarsi, vista la discreta porzione di sella a disposizione con il must del maniglione posteriore e delle pedane tutt’altro che alte…visti i tempi che corrono.

    Andare a spasso con “il CBR”, sottolinea l’ottimo lavoro svolto dai tecnici della Honda che hanno messo a punto una moto a dir poco equilibrata.
    Il motore si adatta con facilità a qualsiasi stile di guida, se vado a passeggio con fidanzata annessa, risponde alle aperture parziali del gas e alla guida “tipo relax” con dolcezza, mettendo in mostra una regolarità di erogazione esemplare unita ad un discreto tiro in basso. Se la fidanzata è a fare shopping... e la strada lo permette, ecco che il quattro in linea sfodera una grinta buona anche per le puntate in pista.

    Moto eclettica non per nulla, adatta per il week end al mare, con bagaglio e passeggero, ma sempre pronta ad essere maltrattata durante qualche sparo (meglio se in pista).

    Nel primo caso, vedi week end, la CBR F si adatta senza particolari problemi all’utilizzo turistico. Oltretutto la possibilità di intervenire sulle sospensioni, che sono pluriregolabili sia davanti che dietro, permette di trovare il giusto assetto in tutte le condizioni.
    Uniche note da segnalare durante le lunghe trasferte autostradali: la scarsa protettività del cupolino (è disponibile una versione rialzata di 5 cm studiata appositamente per il mototurismo) e una discreta quantità di calore che tende a cuocere la parte interna delle gambe, gioielli di famiglia compresi. Le vibrazioni del quattro cilindri, risultano fastidiose solo ai medi regimi, durante i lunghi trasferimenti a velocità costante, in questo caso possono portare a qualche indolenzimento.

    Se invece le strade sono quelle ricche di curve e saliscendi, le tipiche strade da divertimento, nessun problema, la ...”il CBR” conferma di avere i cromosomi della moto sportiva, sfoderando una grinta inaspettata, con il motore che urla ed una ciclistica ben studiata e collaudata ad arginare tanta “animosità d’animo”. Ci sono moto che scendono in piega più rapidamente, altre accelerano di più, altre sono più leggere, ma l’equilibrio e la facilità di questa moto è difficile da raggiungere. Le sospensioni mai troppo rigide, ma non per questo “sfrenate”, incassano tutto senza sbilanciare la ciclistica, permettendo di pennellare le traiettorie a piacimento.

    Certo se il vostro obbiettivo è la pista, meglio spostare il tiro verso la più specialistica RR, ma se la moto la usate tutti i giorni e sui percorsi più vari, anche a fronte di un prezzo di acquisto che per la F è di 9.690 Euro contro i 10.200 Euro necessari per la RR, è consigliabile la versione meno estrema.

    Il reparto freni è costituito da una coppia di dischi da 296 mm anteriori con pinze a quattro pistoncini e da un singolo disco da 220 mm posteriore con pinza a due pistoncini.
    Durante la prova gli spazi di frenata sono risultati sempre ottimi, come ottima è apparsa la resistenza e la modulabilità dell’impianto.

    Consumi ed autonomia nella media, cosa che permette, anche grazie ai 18 litri di serbatoio, di percorrere un discreto numero di chilometri prima di essere costretti alla sosta rifornimento

    Fisica perchè...

    C'è chi studia giurisprudenza perchè (non) crede nella giustizia, c'è chi studia psicologia perchè vuole capire la mente umana, c'è chi studia lettere perchè il perchè al liceo gli piacevano i promessi sposi....e infine c'è chi si rompe il culo 5 anni alla facoltà di fisica per capire queste due barzellette.....
     

    Ci sono Newton, Fermi, Pascal ed Avogadro che giocano a nascondino...Avogadro sta sotto ed inizia a contare (fino a 6,023 *10^23 ) e tutti i fisici si nascondono nei posti più impensansabili; tutti tranne Newton: lui rimane in piedi e disegna per terra un grande quadrato. Appena Avogadro finisce di contare lo vede e dice -Tana per Newton!-e subito Isaac ribatte -Sono Newton su metro quadro, quindi Pascal!!-

    C'è una festa matematca: ci sono i più, i meno, le radici che ballano tutti ubriachi, nabla che ci prova spudoratamente con tutti, i logaritmi strafattissimi che fanno casino...una radice esce in giardino per prendere un po' d'aria e vede, sotto un albero, tutto solo, e alla x...allora ci si avvicina e dice -e alla x! che fai qui tutto solo?? vieni dentro con noi, integrati!- ed e alla x risponde -ma tanto è lo stesso...-

     

    Ringraziamo labadallo per la gentile concessione....

     

    Un Papa con le palle

    Ecco un piccolo grande video che dimostra come posizioni apparentemente molto distanti in alcune persone possono trovare sintesi e conciliazione....
    impariamo ad ascoltare e a dialogare amici...
     
     
     
     
     

    Lavoro e lavoratori

    Da quattro settimane faccio parte del mondo dei lavoratori, come oramai ben sapete, e devo dire che per essere la prima esperienza ho avuto la (s)fortuna di partire subito in quarta con un lavoro di responsabilità, in ogni caso ben retribuito e,diciamo, privilegiato.Considero questa un'esperienza positiva che al di la dei soldi mi ha permesso e mi permetterà di crescere come uomo  e persona,sia perchè si tratta di una realtà totalmente diversa da quelle a cui ero abituato, sia perchè sta contribuendo a farmi elaborare tutta una serie di considerazioni delle quali vorrei discutere ora con voi, iniziando a esporvi le modalità  del tipo  di contratto che ho firmato per questo lavoro.Il mio è un contratto di "somministrazione"; questo tipo di contratto, prevede che la persona che lo firma sia assunta da una determinata società(privata ovviamente) e  che questa  "somministri" ad un'altra società (nel  mio caso una banca) la prestazione lavorativa del firmatario.La banca  ottiene, al netto del valore del lavoro svolto dal suddetto, un notevole risparmio sulle tasse che pagherebbe se quel lavoratore fosse assunto da lei stessa, la società somministrante invece guadagna dal semplice far firmare un contratto e quindi dal suo ruolo di intermediaria fra il lavoratore e , appunto, la banca. Il contratto è ovviamente a tempo determinato e il lavoratore se è fortunato, dopo svariati contratti dello stesso tipo, senza ferie e  fine settimana pagati, con un tfr da far ridere i polli, viene assunto dalla società alla quale è stato somministrato, anche li  per i primi ,lunghi, periodi a tempo determinato; se è sfortunato viene "ri-somministrato", per rimanere con un lessico coerente all'argomento trattato, alle strade italiane.A cosa porta tutto questo? Vi espongo le mie conclusioni. Nel periodo in cui il lavoratore è "somministrato" mettiamo che  produca x, la banca dovrebbe  pagarlo x, all'interno della cui variabile dovrebbero essere comprese le tasse e gli oneri derivanti dall'averlo come suo dipendente: questo non avviene perchè appunto il lavoratore non è un dipendente, quindi la banca guadagna dal lavoro del "somministrato " una certa cifra , che indico con a, data dalla differenza del valore del lavoro prodotto e delle tasse non pagate.In tutto questo la società somministratrice, guadagna un certo valore y, che dovrebbe essere uguale al servizio svolto nel suo ruolo di intermediario,e alla sua effettiva utilità, ma che si rivela effettivamente superiore, in quanto altrimenti non potrebbe permettersi di pagare gli stipendi dei "somministrati" ed avere un bilancio attivo.In ultima analisi il lavoratore si vede riconosciuta una somma effettivamente inferiore a quella che gli spetterbbe e che contribuisce a far risparmiare la banca e  a far spuntare dal nulla un capitale che altrimenti non esisterebbe e che alimenta in un circolo vizioso questa dinamica: il guadagno viene ottenuto non solo dal valore effettivo del lavoro ma dall'utilizzo del lavoro in se per se; dall'"affitto" , del lavoro.Il lavoratore è sfruttato.
    A cosa porta tutto ciò? immaginiamo che il contratto sia di due mesi, il lavoratore guadagna  diciamo 4000 euro: quei 4000 euro possono essere spesi per beni che nella stragrande maggioranza dei casi vanno a rimpinguare gli incassi di società private(comprarsi una moto, fare la spesa per 3 mesi...) oppure messi da parte(e messi , nella maggioranza dei casi, in un c/c bancario).In qualsiasi caso quei soldi non danno un contributo importante alla vita del lavoratore, ma lo danno, grazie al contributo obbligato di tutti i precari, a  quelle stesse società che producono il precariato, in un circolo vizioso che si autoalimenta.
    La cosa più brutta di questa situazione è che il lavoro, sul quale si fonda la dignità dell'uomo, viene considerato come variabile dipendente del guadagno capitalista: quali modalità di lavoro alimentano questo sistema? la "flessibilità" e la precarizzazione dei mestieri, e queste vengono  applicate , indipendentemente dal fatto che costituiscono due dei cancri della società moderna e che rendono le persone dei numeri.
    Possiamo continuare a sopportare questa situazione?Come ho detto prima sono un privilegiato, ma un operaio che si spacca la schiena sotto il sole ed in più ha il terrore di non avere rinnovato il contratto come può dormire la notte?Siamo veramente liberi di scegliere il mondo dove vivere o siamo come tante  rane in un pozzo profondo?Non credo, visto che le nostre sono scelte obbligate.
    Non so come si possano risolvere questi problemi.Tuttavia so che questo sistema è profondamente sbagliato e che prima o poi arriverà ad un tonfo violento edisastroso, in stile crisi del '29 e per evitarci tutte le sofferenze ad esso connesse  dobbiamo interessarcene tutti e tutti dobbiamo sforzarci di migliorare lo stato delle cose, vivendo attivamente e cambiandolo,sensibilizzando le persone che non lo percepiscono come dannoso ,attivandoci in politica, cercando di migliorare dalla sezione di quartiere i partiti che molti disprezzano e che considerano feccia, lamentandosi dello stato delle cose ma senza poi far nulla di vero per cambiarlo.In ultima analisi dobbiamo ricercare il bene comune, ricordandoci, se proprio non riuscissimo a farlo con slancio altruistico, che alla fine si tratta del NOSTRO bene