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    Il tamarro

    Definizione: "Tamarro è un termine, usato principalmente con connotazione dispregiativa, che indica in genere una persona rozza o comunque (per la realtà sociale di riferimento) non lodevole; deriva dall'arabo tamario o tamaro (venditore di datteri), nell' ottocento nome popolare della vite selvatica. Nel paragone con la vite coltivata, il tamarro era perciò la pianta che - non curata - non dava frutto o non ne dava di buono. Con questo senso metaforico si diffuse."
     
    Da questa definizione scientifica possiamo trarre alcune conclusioni.
    Innanzi tutto il Tamarro è un appartenente alla specie umana, Homo sapiens sapiens... avete presente?, ma alla stregua di persone che pur facendone parte presentano menomazioni fisiche o psicologiche, come ad esempio handicappati, paraplegici, mutilati di guerra, fenomeni da circo( come le donne cannone, i gemelli siamesi, le donne barbute etc. etc.), ovviamente senza voler offendere le immediatamente precedenti categorie con un paragone senza dubbio esagerato... in quanto il tamarro rappresenta in se quanto di, come direbbe un mio amico in riferimento ad uno di questi soggetti, DOZZINALE c'è nel mondo.
    Esiste una classificazione particolareggiata delle varie specie di questi particolari esseri senzienti, perchè non hanno cervello, ma se ne possono elencare delle caratteristiche essenziali che fungono da filo conduttore alla loro infinita povertà danimoe  di spirito.
     
    1)Il tamarro è alla moda.Segue spasmodicamente la massa, in quanto non è capace di sopravvivere fuori da un branco per via di quelle leggi sociali delle quali conosce l'esistenza ma ignora il fine e l'utilità, dimostrandosi dozzinale per come è.Se ci fosse la moda dei suicidi di massa il tamarro sarebbe il secondo a suicidarsi, in quanto non può inventare nulla, ma solo copiare( ricordate...? l'avevamo detto prima... il tamarro è stupido:-) )
    2)Il tamarro va a femmine. Essendo leggendaria la tendenza delle appartenenti al genere femminile nel seguire maschi che le trattino male(mi perdonino le ragazze, poche, che non fanno così), è ovvio che il tamarro abbia successo con le donne, in quanto l'arte dialettica e il confronto civile per lui sono semplicemente dei vuoti termini privi di significato, mentre invece gli impulsi primigeni lo dominano... lui dice: "Ci stai?" se ci sta  va a scopare, altrimenti lo chiede ad un'altra
    3)Il tamarro va in palestra. I moderni scienziati hanno riscontrato che il più alto tasso di steroidi viene venduto ai tamarri. I tamarri non comunicano quasi mai con il linguaggio parlato, in quanto in testa hanno un solo neurone che è troppo impegnato a mantenere le loro funzioni vitali, e per questo preferiscono accumulare quantità massiccie di muscoli per intimorire così chiunque potesse anche solo pensare di parlare con essi o per attirare le femmine.Si nota inoltre come i tamarri ricerchino non tanto la forza fisica quanto la definizione del muscolo, in una sorta di pseudoculturismo che offenderebbe i campioni di myster olympia, da Swarzenegegr a Ronnie Coleman.
    4)Al tamarro piacciono le belle macchine. QUesto punto è semplice ed associabile al precedente...essendo troppo stupido per capire che una macchina è essenzialmente uno strumento di locomozione, preferisce spendere cifre esorbitanti su questi emzzi locomotori invece che sul proprio futuro
    5)Il tamarro è stupido. Credo che questo l'avevate già capito vero? :-)
    6)Il tamarro è disfattista. Essendo i tamarris tupidi e non capendo un emerita ceppa, quello che non capiscono dicono che è inutile.... in pratica tutto tranne la palestra le femmine le belle macchine e la discoteca.
     
    Questi erano i punti salienti... ma ci sono anche altre cose... ad esempio il tamarro va in discoteca, dove intreccia mediante ormoni secreti dalle ghiandole sudoripare delle pseudorelazioni sociali con membri appartenenti al suo stesso clan.
    Molto simili al tamarro sono anche i naziskin, i parioli, gli ultrà delle squadre di calcio che non fanno altro che applicare ad ambiti diversi la loro condizione disagiata e minoritaria.
    Rivolgo ora un appello a tutti coloro che si trovinod accordo con me: apriamo la stagione della caccia ai tamarri, liberiamoci di questa feccia  econtribuiamo anche noi alla creazione di un mondo milgiore!!!!!! :-)
     
    p.s.
    Esistono degli elementi che sembrano essere tamarri ma che in verità non lo sono.Si riconoscono dal fatto che pure apaprtenendo ai punti 1-2-3-4, non apaprtengonoa gli ultimi due.Con persone così ci si diverte e si fanno discorsi anche seri, queste apaprtengono alal categoria dei SIMIL-TAMARRI

    L'Aquilana impresa....

    1-3 giugno dell'anno Romano duemila e settesimo: questa la data dell'impresa aquilana, nemmeno immaginabile dalla spicciola e ipocrita razionalità borghese, della quale si fregiarono i Gerarchi Carlini, Gioni,C, Nero, Pinocchio o Caino e il balilla  Fibra, impresa che portò onore e gloria alla loro Romana stirpe e che si ripromette di inspirare le successive generazioni con impeti di Fascistico orgoglio. Dopo un'attesa di circa 25-30 minuti il balilla Fibra viene raggiunto dagli alti Gerarchi nel luogo d'attesa concordato: il multietnico quartiere di san paolo , scelto appositamente per poter silentemente schernire le inferiori razze che lo abitano, dalla'alto della nostra Romanità manifesta. Subito il Gerarca Caino compie un impavido gesto che ci rende orgogliosi di appartenere al suo stesso genere: affetto da un bolscevica forma di infezione laringoiatrica la combatte con una quantità palesemente eccessiva di aspirina, doppia rispetto al necessario, per di più a stomaco privo di alimenti, rispondendo con un sonoro:"ME NE FREGO" ai rischi di peritonite ed emorragia interna di rosso sangue, che stupito esso stesso dall'impavidità del gerarca mantiene tremante e pulsante il dovuto posto nelle arterie. SI PARTE. Nella prima parte del viaggio verso la città che porta il nome dell'animale protettore dell'Impero Italico e Fascista, viene sottolineata subito l'importanza di una netta gerarchia sociale, alla quale viene sottoposto un collega banchiere del Gerarca Gioni, colpevole di non aver adempiuto in maniera corretta al conteggio del danaro di cassaforte, che viene dileggiato dai componenti dell'autoveicolo (nero) che lo paragonano a delle meretrici bolsceviche. In questo ambiente colmo di ormoni mascolini è facile che il sentimento ardente e proiettato all'impresa individuale sfoci in manifestazioni di Fascistico affetto, che si riversano tutte sul Gerarca Pinocchio, che vede iniziare a bruciare con nero fumo la sua camicia, ad opera del Gerarca Gioni, che altresì manifesta la sua mascolinità sottolineando con costruttivi commenti come la pelata del Camerata Pinocchio assomigli in maniera impressionante al ginocchio destro del Dvce. Dopo questi eventi si aggiunge alla camerata il Gerarca C, che porta con se i mezzi dialettici necessari a convincere i borghesi e le donnette, nonchè i bolscevichi, dell'erroneità delle loro argomentazioni: bastoni di legno e coltelli affilati.
    Ed ecco che fomentati dal nuovo arrivo il testosterone ricomincia  a fluire copioso trovando come sfogo azioni di simulazione guerrigliesca ai danni del Gerarca Caino, che paga degli errori di gioventù diventando il soggetto per alcuni video istruttivi sullo sgozzamento di rossi bolscevichi, alla realizzazione dei quali alcuni passanti ebbero l'onore di assistere in diretta, sotto le nostalgiche parole dei discorsi del Dvce, che risuonavano negli orecchi maschi della gioventù all'interno del mezzo di locomozione grazie al supporto autistico (stereo).
    Arrivati in prossimità della rapace città i nostri stomaci Fascisti iniziano a richiedere categoricamente del cibo capace di porre fine ai tormenti peraltro sopportati stoicamente, tormenti che subito scompaiono grazie all'intervento del prode Santino, ristoratore locale probabilmente conoscente di Donna Rachele vista la veneranda età, che rifocilla i nostri stomaci con neri tartufi in quantità, protagonisti di una battaglia spasmodica e dilaniante contro l'effetto del bolscevico vino, che vilmente tentava di obnubilare le nostre ferree volontà.In questo frangente si manifesta un forte dissenso di opinioni fra il gerarca Caino e il Gerarca C, che pigliandosi con maschio affetto si scambiavano mutue minaccie di morte. Passato questo momento il Gerarca Caino sembra sottomettersi agli effetti del liquido infido e subdolo, che attacca l'elemento meno resistente della camerata... si rivela subito lo spirito Fascista che ci pervade: il vino è nemico dell'uomo e CHI FUGGE DAVANTI AL NEMICO E' UN CODARDO, gli altri Gerarchi si prodigano quindi ad ispirare Caino con repentini e ripetuti riempimenti dei vetrosi calici (anche detti bicchieri) col subdolo nettare, dimostrando assoluta impavidità e disposdizione all'azione.
    Arrivati nel centro dell'aquilana urbe facciamo conoscenza di Giggione, amico di vecchia data del Gerarca Carlini, del quale notiamo subito la sovietica andatura e assenza di una qualsiasi forma di equilibrio..in quel momento un pensiero  balena nelle nostre menti: "ECCO DUNQUE COME IL ROSSO E BOLSCEVICO NETTARE ALCOOLICO PUO' RIDURRE UN CAMERATA,NOI SIAMO STATI PIU' FORTI, TI VENDICHEREMO"... subito ci presentiamo dimostrando grande compassione verso l'amico caduto in mano al nemico, nel tentativo di ricordargli le passate gesta e onori, rendendo i nostri cuori partecipi della sua inconsapevole sofferenza.
    L'aquilana urbe ci ospita e noi ci comportiamo come ogni ospitante vorrebbe: esattamente come se fossimo a casa nostra! In questo va fatta menzione d'onore al Gerarca Gioni, che imita con l'aiuto del balilla fibra e del Gerarca C non quello che le mammolette frignanti dell'ipocrita borghesia neoprogressista dicono essere un non vedente diversamente abile, ma un orgoglioso CIECO Fascista, orgoglioso di non poter vedere altro che il colore nero e di contribuire con la sua menomazione all'inserimento nei progetti sociali di giovani balilla come il sottoscritto!! Al solo passare del Gerarca Gioni nella sua antipirandelliana imitazione folle di aquilani rinvigoriscono la loro fede nel Dvce e nel suo operato.
    Dimentichi nel centro della città dell'itinerario i prodi Camerati si impegnano in opere di redenzione ai danni del Gerarca Pinocchio, che complice il vino, abbassa la guardia, contribuendo alla precoce distruzione per mezzo del fuoco del supporto per il busto in tessuto prodotto dalle industrie Romane e Fasciste, altrimenti detto camicia: anche in questo va sottolineata la capacità e l'intrapendenza dei gerarca Gioni e Carlini.Ci apprestiamo quindi ad arrivare finalmente nelle camerate notturne, per mezzo del mezzo di locomozione, quando un vile e codardo tutore dell'ordine postprogressista e borghese ci intima di fermarci, chiedendo di essere informato sulle condizioni della presenza di alcoolici nel nostro Fascista liquido sanguigno: il Gerarca Carlini tenta inizialmente di negare la presenza di questo nel suo corpo, ma deve succesisvamente arredersi al prodotto dell'industria bolscevica russa, vile e traditrice, detto etilometro che rivela la battaglia che si sta consumando nelle sue temprate vene. IL Gerarca capisce che discutere con una donnicciola con termini Fascisti è inutile, escende quindi dalle sue romane e latine capacità di linguaggio e di organizzazione del discorso rivolgendosi al tutore dell'ordine con gemiti e frasi del tipo:"NO TE PREGO COSI' ME CREI UN PROBLEMA, SO VENUTO QUA PE FA L'ADDIO AL CELIBATO, ER 23 ME DEVO SPOSA'".Sbattuta in faccia al poliziotto la sua netta inferiorità, nella mente di questi inziano a crescere delle dilanianti considerazioni sulla propria miseranda condizione di mammoletta lecca-piedi di qualche superiore in grado, risolvendosi a lasciar andare i Camerati, che possono fregairsi di aver ricordato ad un democristiano il potere della dialettica Fascista. Queste opere stancano i nostri corpi, pur temprati da estenuanti allenamenti, ma le nostre menti reazionarie ci impongono di continuare il nostro operato anche nella magione aquilana: arrivati in essa si porta a compimento la distruzione della camicia del Caino in modo forzato e si va a letto, ritemprando i nostri corpi. Il riposo, tuttavia, è per donnette, per mammolette, per progressisti.... MA NOI SIAMO ORGOGLIOSI FASCISTI! Una possente ondata psichica si impossessa dei nostri corpi e i ricordi dei giorni in cui si purgavano vili ometti democratico-cristiani-lecca-piedi col sapor dell'olio di ricino ci impone di AGIRE! E SI AGISCE! introdottisi nella camerata del Caino ci decidiamo a far sembrare la sua testa lustra ancor più simile al ginocchio destro del Dvuce, grazie ad una tosatrice per capelli attivata ad energia elettrica, detta anche macchinetta per capelli. Ci si avvicina, e con l'aiuto del Gerarca Carlini l'impresa sembra debba essere compiuta, ma pur essendo un caino il Gerarca Caino è pur sempre un Gerarca con sensi affinati da mille battaglie e non si fa trovare impreparato, rispondendo con vigorosi calci e pugni all'assalto di noi temerari camerati. L'impresa è solo rimandata al giorno dopo, rendendoci conto che pur essendo Fascisti siamo uomini e per questo abbiamo dei limiti: E GLI UOMINI RICONOSCONO I PROPRI LIMITI, al contrario delle mammolette dell'est.
     
    2° giorno
     
    Mentre il Gerarca Carlini si svegliava all'alba nell'intento di aiutare con i preparativi l'amico Giggione, ma anche per dimostrare la propria virilità temprata da mille imprese e prepararsi con maschia virtù all'ormai prossimo sposalizio, gli altri Gerarchi dormivano sonni profondi.Nell'arco di tempo di ore due inizianoa  svegliarsi i Gerachi Gioni e Caino, il balilla Fibra e i Gerarchi Nero e C.Dopo una frugale vestizione con abiti impregnati degli odori notturni ( i pigiami vengo infatti usati solo nei gulag russi) Veniamo raggiunti dal mezzo di locomozione del gerarca Carlini, che ci porta a fare un giro per l'aquilana urbe, al fine di raggiungere un luogo di ristorazione adeguato e poter così continuare l'opera di costruzione di tessuti organici Fascisti (anche detti :"grasso").
    Ci ritroviamo dunque in una locanda rustica ed efficiente nella quale notiamo subito la presenza di macchinette infernali strappa-soldi anche dette slot machines....Intanto il Gerarca Caino inizia ad accusare segnali di infide reazioni chimiche fra i residuati del vino delle precedente sera e le tachipirine, miste ad uno stato febbrile tipico dell'oriente russo; proprio per questo noi altri Camerati ci prodighiamo nell'offrirgli numerose inspirazioni di tabacco toscano, nel tentativo di fargli rimembrare la salubre aria italica e di iniziare nel suo corpo un processo guaritivo. Il Gerarca Pinocchio non si abatte e ordina un piatto di spaghetti al pomodoro(che come tutti i balilla studiano nella romana scuola è di colore rosso): il nemico gli dà la forza di reagire al destino beffardo e spietato e di riunirsi alla camerata con rinnovato orgoglio  e vigore. FInito il lauto pasto in compagnia di Giggione ci si appresta a sfidare con ardimento e volontà le slot machine che crollano davanti la determinazione spavalda del balilla fibra, al quale cedono il corrispettivo di 20000 romane lire( circa 10 euro). In questo frangente il Gerarca C si prodiga in una lunga sequela di aggettivi più o meno positivi, ma tuttti in ogni modo irrevocabilmente maschi,  nei confronti della cameriera, che sembra non sentire e che comunque non risponde, svelandosi per la donnicciola meretrice che altro non è. Ci si reintroduce nel supporto semovente che ci trasporta per la provincia aquilana, sostando periodicamente in baretti tipici del luogo che permettono alle nostre membra e ai nostri cuori di infiammarsi grazie alla consumazione reiterata e ripetuta di superalcoolici, fomentata dal mitico Giggione, ormai in preda al delirio alcoolico.Ci si appresta successivamente a recarsi in una località di campagna, evidente frutto della recente battaglia del grano e della bonifica delle paludi italiche per caricare la macchina di provviste e bevande, in quantità tale da atterrire anche il più ardito degli spiriti, destinate alla camerata serale in presenza del popolo aquilano limitrofo.
    Caricato il suddetto movente di germanica tecnologia, la sera cala sulle montagne aquilane, e i littori eroi pregustano i festeggiamenti serali..presi da questi pensieri ci si avvicina al vecchio edificio scolastico, conscrato alla riforma scolastica del roman filosofo Gentile, mentre la cottura della carne è già cominciata grazie alla laboriosità dei picentini ...i due popli si incontrano dunque..la praticità aquilana contrapposta dalla maschia presenza romana, il braccio e le menti...
    In questo clima di sana competizione si avvicendano strani personaggi che ricordan nelle nostre menti i rugantini e gli abitanti di una roma non ancora benedetta dall'intervento facista, e  si esibiscon in spericolati giochi con fiamme e gas, balli dall'etrusca origine, espressioni dialettali che i gerarchi stentan a comprendere ma che capsicono esser parte dell'italica penisola...Ma ecco che in questa situazione in bilico fra le tensioni belliche e nuove amicizie, si erge il cervello e  la mente del viril gerarca Gioni: che si giochi a Calcio Balilla(nome che originariamente indicava il giuoco del pallone e che ora è lo stemma di un'industria borghese e capitalistica di giocattoli per fanciulli).Le squadre sia ffrontano impavide fino a che i fumi dell'alcool hanno la meglio sulla coordinazione e la sfera viene lanciata in una gabbia di nere e determinate fiere canine, precludendo ogni possibilità di determinare i vincitori...